“Questo direttore lavora troppo. Così non va”. Chi l’ha detto?

Si tratta di un virgolettato, che riporto qui così come io e altre centinaia di migliaia di cittadini italiani lo abbiamo letto in rete. Dove lo abbiamo letto? In un post su Facebook del presidente del Consiglio Matteo Renzi, che il 4 marzo scrive:

“ ’Questo direttore lavora troppo’. Così non va. Questo il grido d’allarme lanciato contro il nuovo direttore della Reggia di Caserta, Mauro Felicori. L’accusa sembra ridicola, in effetti lo è. I sindacati che si lamentano di Felicori, scelto dal governo con un bando internazionale, dovrebbero rendersi conto che il vento è cambiato. E la pacchia è finita!”.

Stando quindi a quello che scrive il presidente del Consiglio, qualcuno per conto dei sindacati avrebbe assurdamente, ma letteralmente, detto che il direttore della Reggia di Caserta lavora troppo. Renzi addirittura lo cita, lo virgoletta, lo denuncia pubblicamente. Ma è andata davvero così? Andiamo a verificare i fatti o scegliamo di credere ciecamente ad un post di Renzi soltanto perché è il capo del governo?

Pur non essendo un giornalista né un esperto di comunicazione, ma avendo comunque una certa familiarità con la ricerca e la verifica delle fonti, ho trovato più stimolante la prima strada. Che in questo caso si è rivelata anche facilmente percorribile, dal momento che consisteva nella semplice lettura del comunicato sindacale, firmato da Uilpa, UGL –Intesa, USB e R.S.U., inviato al direttore della Reggia Mauro Felicori, al Ministero e alle segreterie territoriali di Caserta e nazionali delle stesse organizzazioni sindacali. Nulla di nascosto, nulla di privato.

Una semplice lettera in cui si informa il Ministero del “grave disagio tecnico/amministrativo in cui si trova la Reggia di Caserta con l’insediamento del nuovo Direttore”, nominato cinque mesi prima dal governo attraverso concorso pubblico. In particolare si apprende, leggendo il comunicato, che le maggiori responsabilità del neo-direttore riguardano la mancata predisposizione di un piano di sicurezza atto a garantire “una efficace tutela” degli ambienti. Si continua invece, da parte di Felicori, “a non disporre che le sale del Museo aperte al pubblico siano regolarmente assegnate in consegna al personale della vigilanza e le sale non aperte al pubblico in consegna alla sottoguardia di turno siano chiuse a chiave”. Una questione, quello della scarsa tutela, non di poco conto, che fa il paio con la volontà del direttore – elemento ancor più grave, se confermato – di far “transitare il personale AFAV (di vigilanza) verso gli uffici, adibendolo a mansioni amministrative”, riducendo in questo modo “l’organico del personale addetto al servizio di accoglienza e vigilanza attiva delle sale”.

Di questo documento burocratico (quindi noioso) datato 22 febbraio 2016 e disponibile già dal giorno dopo in rete, integralmente pubblicato dal sito primapaginaitaliana.it, nessuno parla fino al 3 marzo, giorno in cui Il Mattino pubblica un articolo firmato da Antonello Velardi . Articolo, va detto subito, assolutamente in malafede, nel quale Velardi fa leva su una sola piccola porzione del testo sindacale:

“Il Direttore permane nella struttura fino a tarda ora, senza che nessuno abbia comunicato e predisposto il servizio per tale permanenza. Tale comportamento mette a rischio l’intera struttura museale”.

Frase che come ha giustamente scritto Massimo Mantellini sul suo blog è “l’unica cosa vendibile in quel comunicato”. Ma quell’unica frase, ovviamente, andava distorta e ricalibrata per “creare la notizia”. Ed ecco servito il titolo:

“Il direttore lavora troppo, mette a rischio la Reggia di Caserta”.

Il “rischio” per la Reggia non è più causato dalla mancanza di sicurezza sul lavoro, bensì dall’abitudine del direttore a “lavorare troppo” (che peraltro non è detto che coincida col “lavorare bene”). Troppo assurdo, per non diventare una notizia. E soprattutto per non attirare le attenzioni di Renzi che, supportato praticamente all’unisono da tutta la stampa, ha avuto gioco facile nel condire l’ennesimo post in salsa italiota contro i dipendenti pubblici fannulloni (guardacaso, pure meridionali, quindi più credibili nella loro nullafacenza) e le inefficienze nel sistema dei beni culturali. Come se le statue ai Capitolini non fossero mai state coperte, come se l’ennesima Affittopoli – stavolta scoperta, è notizia di ieri, proprio all’interno dei locali della Reggia di Caserta, dati in uso a non si sa chi con canoni variabili tra i 5 e i 15 euro – non fosse mai esistita.

Eh, ma ora che è arrivato lui a darci la sveglia, ora sì che “la pacchia è finita!”.

RomaFuit consiglia la lettura di:

Autori vari – La Reggia di Caserta – Skira

F. Capano – Caserta. La città dei Borbone oltre la reggia (1750-1860)

George L. Hersey – Architecture, Poetry, and Number in the Royal Palace at Caserta

C. Cundari – Il palazzo reale di Caserta

A. Gianfrotta – Manoscritti di Luigi Vanvitelli nell’archivio della Reggia di Caserta (1752-1753)

0 Condivisioni

https://www.romafu.it

Davide Di Palo