Nell’area del Foro Romano subito ai piedi del Campidoglio, separato solo da un breve spazio dal tempio di Vespasiano e Tito, si trova quanto rimane del grandioso podio del tempio della Concordia.

Il Tempio della Concordia nella sua forma attuale, con cella assai più larga che profonda, è dovuto alla ricostruzione voluta da Tiberio, che utilizzava al meglio lo stretto spazio a disposizione tra il Tabularium e il clivo Capitolino.

Temple_of_Concord

Nulla rimane invece del tempio che secondo alcuni autori (Ovidio e Plutarco) M. Furio Camillo votò alla Concordia nel 367 a. C., durante i disordini per l’approvazione delle leggi Licinie Sestie. L’episodio riferito dalle fonti è molto sospetto e va ascritto sicuramente alla fase leggendaria della vita del dittatore, anche se recenti esplorazioni hanno individuato i resti di tre strutture di IV a.C. nei livelli inferiori. Verosimilmente quindi il primo tempio a Roma dedicato alla virtù astratta della Concordia è quello costruito nel 217 a.C. sul Campidoglio, dal pretore L. Manlio Vulso.

Se non è certa l’esistenza dell’edificio di Camillo certamente un tempio, nell’area occidentale del Foro, fu dedicato alla Concordia da L. Opimio durante il suo consolato del 121 a.C., ricordato purtroppo per l’uccisione di Gaio Gracco. La dedica, come prova il calendario Anziate, ebbe luogo il 22 luglio. Al tempio, secondo Cicerone, era strettamente connessa anche la Basilica Opimia costruita forse nello stesso momento e accanto ad esso.

In seguito fu Tiberio ad assumersi il compito di restaurare il tempio della Concordia, che era stato distrutto o dai fulmini caduti nel 9 a.C. o probabilmente dall’incendio che nel 7 a. C. aveva coinvolto la piazza del Foro. L’edificio precedente fu completamente smantellato e il tempio ricostruito utilizzando stavolta il candido marmo estratto dalle cave di Luni: tanto da meritare, fin da subito, l’appellativo ovidiano di Niveum templum di Tiberio.

Il nuovo tempio della Concordia iniziato già nel 7 a.C., realizzato con il bottino delle campagne belliche condotte contro i Germani, fu inaugurato solamente nel 10 d.C. e precisamente il 16 gennaio, cioè lo stesso giorno in cui Ottaviano aveva ricevuto il titolo di Augusto. L’edificio, dedicato da Tiberio alla Concordia Augusta in nome suo e del fratello Druso, doveva celebrare la restaurata pace e il ritorno con Augusto all’età dell’oro. La nuova Concordia, tutrice dello Stato, richiamava quindi in forma allegorica sempre il concetto della Pax Augusta già espresso nell’Ara Pacis. Nel programma decorativo dell’edificio, curato forse dallo stesso Tiberio, si manifesta chiaramente la volontà di veicolare tale messaggio.

Il tempio della Concordia dopo il restauro tiberiano divenne un vero e proprio museo: l’elenco completo delle opere d’arte e delle pitture che vi erano esposte ci è stato tramandato da Plinio il Vecchio. Si trattava di originali greci del IV e del III secolo a.C., che rispecchiavano il gusto filellenico dell’imperatore. Nell’edificio erano inoltre conservati anche alcuni oggetti preziosi come i quattro elefanti di ossidiana simbolo di vittoria, dono di Augusto, o la famosa sardonica appartenuta a Policrate di Samo, dedicata da Livia. Il tempio fu utilizzato anche per le riunioni del Senato e qui nel 31 d.C. venne condannato a morte L. Elio Seiano, la cui sentenza fu eseguita nel vicino Carcere.

Alla ricostruzione di Tiberio appartengono le strutture a noi pervenute, che inglobano anche alcuni resti della fase precedente. Rimangono però dell’aedes tiberiano solo avanzi del podio e la soglia di marmo della cella, che conserva ancora le tracce per l’inserimento di un caduceo forse in metallo. Il caduceo, simbolo di pacificazione e insegna degli ambasciatori, era l’attributo principale di Mercurio, il messaggero degli dèi, ma anche uno degli attributi dalla stessa dea Concordia.

Nonostante la mancanza di resti dell’alzato l’aspetto del monumento tiberiano si può ricostruire, almeno in linea generale, attraverso la riproduzione dell’edificio visibile sui sesterzi fatti coniare da Tiberio nel 34-35, 35-36 e 36-37 d.C. Queste monete raffigurano un tempio esastilo a cella trasversale decorato da numerose statue: sulla sommità del frontone appaiono tre figure femminili, forse Concordia, Pax e Salus, mentre sulle ante ai lati della scalinata si trovano, come custodi del santuario, Ercole e Mercurio.

Della ricca decorazione architettonica in marmo lunense del Tempio della Concordia non restano che frammenti e il tratto della trabeazione ricostruito nel Tabularium. Si conserva invece parte della decorazione interna, tra cui un capitello figurato della cella esposto nell’Antiquarium del Foro. Il capitello è decorato da due corone di foglie di acanto e da steli e calici di acanto da cui emergono coppie di arieti in atto di saltare. Le classiche volute angolari del capitello corinzio sono quindi sostituite da coppie di arieti che, anziché cozzare l’uno contro l’altro, sembrano saltare felicemente tra cespugli di acanto simboleggiando appunto concordia e fertilità.

Capitello_corinzio_dal_tempio_della_concordia,_con_coppie_di_montoni

9 Condivisioni