LA TOMBA DEL CACCIATORE a Tarquinia

16 Giu
16 giugno 2013

LA TOMBA DEL CACCIATORE a Tarquinia. Siamo in età arcaica, all’incirca alla fine del VI secolo a.C., nel momento in cui la pittura etrusca è nel suo massimo splendore. Questa è una tomba veramente importante, ma non per la sua bellezza, bensì per l’idea che essa propone. Si chiama tomba del cacciatore perché rappresenta l’interno di una tenda da caccia. Guerra e caccia erano considerate le due qualità dell’aristocratico etrusco. Il signore che l’ha commissionata probabilmente quando era in vita, andava a cacciare in campagna, dove usava farsi montare una tenda per riposarsi, per riporre i suoi oggetti, e dove aveva le sue comodità. Si nota che è una tenda perché sono dipinti i montanti che rappresentano il sostegno della struttura cui è appoggiato il velario, cioè il tendaggio che serviva a riparare dal sole: i motivi a scacchiera non dovevano essere casuali, ricordano, infatti, tessuti filati o pezze di pelle ottenute al telaio quadrangolare. Sul fascione decorato c’è tutta l’opulenza della natura che si esprime attraverso gli animali che corrono intorno, quasi a circondare la tenda: sono animali sia fantastici sia reali, come tori, leoni, cervi, cani. Sotto la fascia di stoffa ricamata c’è poi tutta una serie di prede appese, come le pernici, e di strumenti del mestiere, come corde, lacci, cappelli, e la borsa in cui il cacciatore metteva i suoi panini. La cosa eccezionale e che fa di quest tomba un unicum, è però il tessuto ricamato, forse feltro, che scende sulle pareti: questo è trasparente. Il pittore con questo è riuscito a creare una prospettiva doppia, a rendere visibile l’interno ma anche l’esterno, che si intravede proprio al di la delle pareti ondulate, mosse dal vento. La natura rappresentata fuori, come gli alberi o il cerbiatto che pascola l’erba, esiste realmente, vive ignara. L’interno e l’esterno della tomba sono rappresentati allo stesso tempo, la tomba che vedevamo prima non c’è più, lo spazio è stato sfondato dalla maestria e dalla mano del pittore, annullato nella profondità che si apre fino ai campi elisi. È quindi l’idea a meravigliare, l’uso della linea e del colore che ci illude, che crea illusione, la sensazione di avere reso trasparente la roccia. La pittura questa volta ha vinto la sua battaglia sull’architettura.

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