La TOMBA delle LEONESSE a Tarquinia

26 Giu
26 giugno 2013

La TOMBA delle LEONESSE a Tarquinia, 530-520 a.C. è senza dubbio meravigliosa. E non solamente per le due leonesse rappresentate in alto o per il colore del mare, che il pittore alludendo a Omero ha dipinto con il colore del vino rosso.
Al centro, uno spazio vuoto, cioè un loculo, testimonia che il signore qui sepolto ha scelto per se l’incinerazione, e in quella nicchia è stato posizionato il suo cinerario, dove per l’eternità sarà conservato il suo corpo. Il pittore è accurato, proprio sopra il loculo dipinge un grande cratere a volute, lo cinge d’edera e ai lati, a disperdere idealmente le ceneri nel mare, vi dipinge due musici dall’aspetto imponente.
Questo è il momento di trionfo dello Ionismo che è accettato radicalmente dagli Etruschi sia nelle forme stilistiche sia nello stile di vita, è il caso dell’allusione evidente al simposio greco e orientale dove i simposiasti erano, come in questa tomba, sempre e solo maschi. Le figure sono dipinte enfatizzando le masse corporee, in un insistenza stilistica tipica, caratterizzante lo Ionismo. Il simposio si svolge all’aperto, c’è, infatti, una striscia verde che idealmente potremmo immaginare come soffice erba. Agli angoli della tomba ci sono le colonne dal tipico e robusto aspetto tuscanico con il fusto liscio e non scanalato, queste sostengono il soffitto che è rappresentato da un motivo a scacchiera, probabilmente rappresentante la tenda mobile che sarà smontata dopo la cerimonia. Le figure occupano tutte la parte alta della parete, le rappresentazioni delle immagini a tutta parete nelle tombe sono ancora lì da venire. Fa la sua apparizione nella parte bassa, e colpisce parecchio il motivo del mare con i delfini. Il mare è nero come il vino, con i delfini guizzanti e gli uccelli che svolazzano: siamo davanti a un allusione al Tiaso, cioè il momento del corteo dionisiaco dove ci s’incontra per fare conversazioni raffinate, musica o poesia. I greci paragonano il Tiaso al viaggio felice, e in questa tomba proprio i delfini sono il simbolo di questo viaggio che avverrà per mare. L’intero complesso, è quindi un’allusione fortissima a Dioniso, il Dio che promette la salvezza dell’anima alla fine di un viaggio che dura tutta la vita e che qui era appena iniziato.

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